L’estate, il sole e il linguaggio segreto della pelle.

L'estate, il sole e il linguaggio segreto della pelle.

L’Estate è il tempo in cui la vita non si trattiene più, è la stagione della pienezza, dell’espansione, della manifestazione. Tutto ciò che durante l’inverno ha taciuto, germinato, atteso… ora emerge.
È il tempo in cui anche noi siamo chiamati a uscire, a esporci, a incontrare il mondo, a lasciarci vedere per ciò che siamo, e sopra tutto questo… c’è lui, il Sole.

Eppure, in un’epoca che teme più di quanto ascolti, il Sole è diventato un imputato, un colpevole universale. “È sempre colpa del sole!”. Povero Sole… quante accuse gli abbiamo cucito addosso, da
fonte di vita è stato ridotto a minaccia, da simbolo di energia a sospetto permanente. E invece il Sole è molto di più, è presenza, ritmo, origine, è, potremmo dire, l’occhio del Padre sulla Terra.

Uno sguardo che non giudica ma illumina, che non punisce ma attiva.

Attraverso la luce, attraverso il calore, attraverso quel linguaggio silenzioso che attraversa la pelle, il Sole partecipa alla nostra costruzione più profonda.

Pensiamo alla vitamina D, non è solo una molecola, è un ponte, un ponte tra cielo e ossa, tra luce e struttura, è ciò che contribuisce a dare forza, centratura, asse al nostro corpo. E allora nasce una domanda, semplice ma scomoda: se il Sole fosse davvero solo causa di malattia, perché è anche ciò che sostiene la nostra struttura?

Ci hanno insegnato che basta esporsi al Sole per rinforzare le ossa, per “ricalcificarsi”, ma la vita non è mai così lineare.

Se fosse davvero solo una questione di luce, basterebbe far sdraiare ogni anziano al Sole per restituirgli forza e stabilità. E invece no. Perché quando una persona vive una profonda autosvalutazione, quando dentro di sé ripete: “non ce la faccio più”, “non valgo più  come prima”, “sto crollando”… il corpo ascolta, e la struttura si indebolisce, non per mancanza di Sole, ma per mancanza di senso, di valore, di centratura interiore.

Allo stesso modo, nei paesi nordici, dove il Sole si fa raro per lunghi mesi, non vediamo un’umanità interamente osteoporotica, perché la vita non risponde solo alla luce esterna, ma alla luce interna. E allora torniamo alla pelle: quel confine sottile tra noi e il mondo, quel luogo sacro dove il dentro incontra il fuori.

Quando si parla di eritemi, dermatiti, melanomi, la narrazione dominante è semplice: “colpa del Sole”. Ma la realtà è più profonda. Perché la pelle è il luogo dove si scrivono le storie di contatto
e di separazione. Ogni volta che viviamo una frattura, un allontanamento, un abbandono, la pelle registra. Nella fase iniziale, si assottiglia, si ritira, si fa più fragile, poi, quando il conflitto si risolve,
inizia la riparazione, ed è lì che il Sole entra in scena: non come nemico, ma come amplificatore.

Se illumina una pelle che sta guarendo, ne intensifica il calore, ne evidenzia il rossore, ne accelera il processo. Non è la causa, è la luce che rivela.

E il melanoma? Forse il termine stesso incute paura: “Tumore maligno altamente aggressivo”, eppure, anche qui, se ci fermiamo un istante oltre la paura, possiamo intravedere un’altra possibilità
di lettura. Il derma, strato profondo della pelle, ha una funzione precisa: proteggere. Quando percepisce un attacco, quando sente minacciata l’integrità, reagisce, costruisce, ispessisce, si difende, è ciò che, in un linguaggio antico, potremmo chiamare: “farsi la scorza dura”.

Il melanoma, allora, non è solo una proliferazione incontrollata, può essere anche un tentativo estremo di protezione, una risposta biologica a un vissuto profondo, e se lo guardiamo in
questa prospettiva, diventa ciò che l’Omeosinergia definisce una Benattia: non negazione del dolore ma riconoscimento del senso, non rifiuto della malattia ma ascolto del suo messaggio.
Ciò non significa banalizzare, non significa ignorare la complessità clinica, significa aprire uno spazio, uno spazio in cui il corpo non è più un nemico da combattere, ma un alleato da comprendere.

Uno spazio in cui il Sole non è più il colpevole, ma il testimone, uno spazio in cui la pelle smette di essere solo superficie e diventa linguaggio. Forse è questo che l’Estate ci insegna, che non possiamo più vivere nascosti, che siamo chiamati a esporci, a mostrarci, a entrare in relazione con ciò che ci circonda, e che ogni volta che lo facciamo… qualcosa di noi si rivela.

A volte è luce, a volte è ferita, ma sempre, profondamente, è vita che chiede di essere ascoltata.

E forse la vera guarigione non nasce quando spegniamo il Sole… ma quando troviamo il coraggio di restare, finalmente, sotto la sua luce.


Scrittore: Dott. Marcello Monsellato.

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