Negli ultimi quarant’anni, le abitudini di consumo idrico in Italia hanno subito una trasformazione radicale. Negli anni ’80, solo il 40% della popolazione prediligeva l’acqua in bottiglia; tale percentuale è salita oggi a circa il 70%, posizionando l’Italia al secondo posto a livello mondiale, dopo il Messico, per consumo di acqua imbottigliata. Negli altri paesi “industrializzati” la situazione non è molto diversa.
Questa piccola-grande rivoluzione di consumi degli ultimi quarant’anni ha portato a una enorme rivoluzione della gestione dell’acqua imbottigliata. Oggi questo mercato è gestito da poche e potenti multinazionali che hanno acquistato le piccole aziende di imbottigliamento locali. Queste multinazionali, …le solite note, hanno trovato un vero e proprio filone d’oro nel mercato dell’acqua. Pagano concessioni idriche dai costi irrisori, ricaricano a dismisura sul prezzo di vendita, e investono ingenti risorse in campagne pubblicitarie martellanti, volte a screditare la qualità dell’acqua di rubinetto e a esaltare presunte virtù salutari delle acque confezionate con motivazioni veramente fantasiose, in alcuni casi talmente esagerate da richiedere l’intervento delle Autorità competenti. Il risultato? Qualche multa, di importo ridicolo rispetto al fatturato enorme, che tali aziende pagano senza alcun problema, continuando imperterrite nelle pubblicità ingannevoli, spesso supportate da volti noti della tv, pagati fior di quattrini per veicolare al meglio la loro “acqua d’oro”!
Focalizzando l’attenzione oltre le diverse normative che regolano l’acqua potabile (che risultano, in alcune circostanze, più permissive per l’acqua in bottiglia), è fondamentale smantellare alcuni dei miti più diffusi veicolati dalla pubblicità.
- Il Residuo Fisso Elevato Non è un Difetto, ma un Pregio Nutrizionale
La prima e più diffusa leggenda, sapientemente alimentata dai produttori, riguarda la presunta superiorità delle acque a basso contenuto di sali minerali, ovvero con un ridotto “residuo fisso” (quantità di Sali, espressa in mg/l, ottenuta dall’evaporazione a 180° C di 1 litro d’acqua).
- Valore Nutrizionale dei Sali: Contrariamente a quanto suggerito, i sali minerali presenti nelle acque potabili – in particolare calcio, magnesio e potassio – non sono solo utili, ma essenziali per la salute, analogamente a quelli presenti in frutta e verdura. Numerosi studi hanno confermato la biodisponibilità di questi minerali. Il calcio e il magnesio nell’acqua vengono assorbiti nel tratto gastrointestinale, contribuendo in modo efficace al fabbisogno giornaliero.
- Maggiore Salubrità: La regola nutrizionale generale suggerisce che un’acqua ricca di sali è più salutare di una povera di essi. Le acque con un basso residuo fisso risultano spesso insapori e poco dissetanti, non fornendo adeguata soddisfazione idrica.
- Rischi Cardio-Circolatori: Studi epidemiologici hanno dimostrato che le acque povere di sali minerali aumentano i rischi cardio-circolatori, al contrario di quelle ricche di minerali. Queste ultime, in particolare quelle più ricche di calcio e magnesio, mostrano un effetto protettivo nei confronti dell’apparato cardiovascolare.
- La Funzione Biologica: I minerali disciolti nell’acqua sono essenziali per il mantenimento dell’equilibrio elettrolitico, cruciale per la trasmissione degli impulsi nervosi e per il corretto funzionamento cellulare, processi che sono letteralmente alla base della vita.
- Incoerenza Promozionale: Si assiste a una palese incoerenza quando si lodano gli stessi preziosi minerali (calcio, potassio, magnesio) contenuti in alimenti come verdure, frutta e latticini, ma si invitano i consumatori a evitarli nell’acqua da bere, trasformando un pregio nutrizionale in un presunto difetto. I minerali sono nutrienti fondamentali, e per essi si dovrebbe lodare la ricchezza, non la povertà.
- Il Limite Legale: Il Decreto Legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, stabilisce per le acque potabili un valore massimo consigliato per il residuo fisso pari a 1500 mg/L. Non solo non vi è ragione per demonizzare un residuo fisso elevato, ma nutrizionisti e clinici raccomandano spesso un apporto minerale sostenuto, essenziale anche per la trasmissione degli impulsi elettrici.
- Rischio “Effetto Neve”: In condizioni di sforzo prolungato, calore intenso o carenza dietetica di vegetali e cereali integrali, le acque oligominerali possono indurre un effetto di demineralizzazione. La rapida diuresi e la sudorazione, non compensate da un sufficiente apporto minerale dall’acqua, portano all’eliminazione dei sali essenziali del corpo, innescando un circolo vizioso che può causare affaticamento, crampi e debolezza. Inoltre, la sottrazione di sali come calcio e magnesio può indurre una leggera acidificazione dell’acqua.
- Uso Appropriato: Le acque fortemente oligominerali, quasi simili all’acqua distillata, dovrebbero essere riservate esclusivamente a soggetti affetti da insufficienza renale, e solo dietro specifica prescrizione medica.
- L’Espressione “Povera di Sodio” è una Mistificazione
Un altro strumento di persuasione psicologica utilizzato nella pubblicità è l’enfasi sulla dicitura “povera di sodio”, insinuando che solo tali acque siano salutari.
- Contenuto Irrisorio di Sodio: In realtà, tutte le acque potabili, sia di acquedotto che in bottiglia, presentano un contenuto di sodio estremamente ridotto, misurabile in milligrammi per litro.
- Il Reale Apporto Giornaliero: L’organismo umano consuma quotidianamente grammi di sodio attraverso l’alimentazione (una media di 10,8 grammi di cloruro di sodio al giorno), una quantità migliaia di volte superiore al sodio apportato dall’acqua più ricca.
- Impatto Fisiologico Trascurabile: L’organismo non percepisce i pochi milligrammi di sodio derivanti dall’acqua, dovendo gestire invece le decine di grammi introdotte tramite condimenti e alimenti lavorati (salumi, snack, pane, formaggi, ecc.).
- Conclusione: Non esiste alcuna differenza apprezzabile nel contenuto di sodio tra le varie acque potabili. Se si intende perseguire una riduzione del sodio, questa deve avvenire attraverso un controllo rigoroso degli alimenti (gestendo i grammi), non dell’acqua (i milligrammi).
Considerazioni Economiche e Ambientali
La scelta di prediligere l’acqua in bottiglia rispetto all’acqua di rubinetto ha significative implicazioni economiche e ambientali che vanno oltre l’aspetto nutrizionale.
- Costo Sostenuto: L’investimento annuale medio di una famiglia italiana di 4 persone per l’acqua in bottiglia è considerevole (circa 320 euro), spesa che risulta quasi interamente eliminabile utilizzando l’acqua dell’acquedotto, la cui potabilità e qualità sono garantite da analisi rigorose e frequenti.
- Impatto Ambientale: L’enorme consumo di acqua in bottiglia rende l’Italia un leader mondiale nell’uso del PET (plastica), con conseguenti problemi di smaltimento, inquinamento da microplastiche e l’impronta di carbonio associata al trasporto e all’imbottigliamento.
Considerazioni Finali
È cruciale ripristinare la verità scientifica e la consapevolezza del consumatore. E ricordare che, in un mercato multimiliardario, la priorità è il profitto, e non la salute delle persone.
Scrittore: Paolo Salvioli

