I falsi miti dell’acqua potabile

Negli anni 90 in Italia solo il 40% della popolazione beveva acqua in bottiglia. Oggi, a distanza di un trentennio, la percentuale è salita al 70% e siamo diventati la seconda nazione al mondo, dopo il Messico, per consumo di acqua imbottigliata.

Poche, ricchissime, multinazionali controllano questo fiorente mercato e pagano fior di quattrini per una martellante pubblicità televisiva, finalizzata a demonizzare l’acqua di rubinetto e a decantare presunte virtù salutari dell’acqua in bottiglia con motivazioni alquanto fantasiose, talvolta così esagerate da indurre l’intervento dell’Authority!

Se avete seguito le “puntate” precedenti, già sapete delle leggi “diverse” che governano l’acqua potabile, stranamente più indulgenti nei confronti dell’acqua in bottiglia. Oggi andiamo un po’ oltre, per sfatare qualche falso mito propinato dalla pubblicità televisiva sul tema “acqua da bere”.

La prima leggenda, abilmente alimentata da molti produttori, è la superiorità dell’acqua a basso contenuto di sali minerali, cioè di “residuo fisso” (la somma dei sali che risulta dal riscaldamento a 180°C).

Si tratta della tanto pubblicizzata e onnipresente acqua oligominerale, ben più leggera e salutare, ci dicono, dell’acqua di acquedotto (quasi sempre ricca di sali). Bene, iniziamo col dire che, a parte le acque minerali non potabili (per esempio adatte solo ai bagni termali), i sali contenuti nelle acque da bere sono utili, anzi utilissimi e salutari, come quelli di frutta e verdura, a cominciare da calcio, magnesio e potassio.

La regola generale è, come per gli alimenti, che l’acqua dotata di molti sali è più salutare di quella povera di sali, oltretutto spesso così insapore e poco dissetante da non fornire adeguata soddisfazione neanche in caso di grande sete, un po’ come la neve.

Non è vero che i sali minerali presenti nell’acqua non sono assimilabili dal corpo umano: numerosi esperimenti clinici in tutto il mondo, infatti, hanno dimostrato il contrario. Inoltre l’acqua povera di sali minerali aumenta i rischi cardio-circolatori, a differenza di quella minerale ricca di sali, com’è provato da molti studi epidemiologici.

Si fa davvero torto all’intelligenza quando si lodano i sali minerali (soprattutto calcio, potassio e magnesio) in verdure, frutta, latte, legumi, semi oleosi, e poi si invita in manifesti, articoli, opuscoli, siti web, interviste alla tv a evitare i medesimi sali nell’acqua da bere. In altre parole: i minerali sono nutrienti preziosi sempre, e dei nutrienti, come di qualsiasi altro bene, si loda la ricchezza, non la povertà.

Altrimenti, per coerenza, dovremmo stupidamente preferire il pane bianco raffinato al pane integrale, ed eliminare i migliori vegetali, rei di avere troppo residuo fisso.

Il residuo fisso non deve essere basso, per legge: per le acque potabili, il DL 2-2-2001 n.31 stabilisce per il residuo fisso un valore massimo consigliato di 1500 mg/L.

Non solo, quindi, non bisogna demonizzare un alto residuo fisso, ma nutrizionisti e clinici consigliano di mantenerli alti in classifica, anche perché i sali contenuti nell’acqua sono essenziali per la trasmissione degli impulsi elettrici nell’organismo, che stanno alla base della vita.

Sotto sforzo prolungato (sport, lunghe camminate, palestra) oppure semplicemente al gran caldo umido delle città o sulle spiagge senza brezza, e nella purtroppo diffusa carenza di verdura, frutta e cereali integrali nella dieta, le tanto pubblicizzate acque oligominerali potrebbero portare invece a qualcosa di simile al temuto “effetto neve”: si suda molto e ci si illude di reintegrare liquidi con l’acqua oligominerale, la quale però provocando diuresi più rapida e sudore spinge ad eliminare sempre più acqua, insieme ad altri sali minerali del corpo, senza apportarne abbastanza di propri.

Più aumentano urina e sudore, più crescono la sete e il bisogno d’acqua.

Questa, se continua ad essere oligominerale, potenzia la demineralizzazione, in un circolo vizioso sempre più grave: affaticamento, crampi, debolezza… Ma c’è ancora di più, perché togliendo sali come calcio, magnesio, sodio, l’acqua si acidifica.

C’è allora da chiedersi se i consigli di preferire “acqua poverissima di sali”, praticamente simile all’acqua distillata (utile tutt’al più per i radiatori delle auto, per il ferro da stiro e per lavare le lenti a contatto), siano solo irrazionali o anche in malafede?

Il fatto è che i produttori italiani mettono in commercio troppe acque poverissime di sali minerali, ma il loro ufficio marketing trasforma questo grave difetto in pregio.

Un trucco psicologico della pubblicità delle acque in bottiglia consiste nell’insinuare nella testa dei consumatori ignoranti che solo pochissime acque “povere di sodio” sarebbero salutari o addirittura preventive di chissà che cosa.

Non è vero.

Tutte le acque potabili, di acquedotto o in bottiglia, sono poverissime di sodio, milligrammo più o meno. Infatti il sodio presente nelle acque da bere è dell’ordine di “milligrammi per litro”, mentre ogni giorno ne consumiamo col cibo e il condimento vari “grammi” (in media 10,8 grammi di cloruro di sodio), cioè migliaia di volte più del sodio presente nell’acqua.

Insomma, i pochi milligrammi al giorno dell’acqua più ricca di sodio neanche vengono notati dall’organismo, che deve eliminarne decine di grammi tra condimento aggiunto a tavola e sale inserito dall’industria alimentare (salumi, patatine, snacks, conserve, pane, formaggi, dolci) per rendere più gustoso il cibo, invogliare ad un maggior consumo del prodotto, e conservarlo più a lungo.

Perciò, in quanto al sodio, non esiste alcuna differenza apprezzabile tra le varie acque.

Se un risparmio di sodio si intende fare davvero, e va fatto, deve avvenire con gli alimenti (cioè con i grammi), non con l’acqua (milligrammi)!

Quello delle acque minerali è un affare multi-miliardario mondiale.

Con una materia prima che costa pochissimo ai produttori, questi ultimi, potenti e ricchissime multinazionali, dispongono di molto denaro facile, spendibile per “far dichiarare” al personaggio famoso di turno, su cartelloni, giornali e in tv quanto “fa bene” quell’acqua così povera e insipida da assomigliare talvolta all’imbevibile acqua distillata, trasformando quello che è un vero difetto di un’acqua minerale nel pregio della “leggerezza”.

Allora corriamo ai ripari, e ristabiliamo verità e consapevolezza, a nostra tutela e conservazione.

Della salute delle persone il mercato multimiliardario se ne infischia, conta solo il profitto!

Buona estate in salute.


Scrittore: Paolo Salvioli

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