Molte volte è stata usata come sfondo per i romanzi e film più celebri. Intonata nelle canzoni più famose e non, descritta magistralmente dai grandi poeti.
Ed ognuno di noi l’attende per nove lunghi mesi dopo giorni corti, freddi e piovosi. Per poi poter godere finalmente del pieno della luce solare.
Però, sempre il più delle volte, quando è arrivata, ci lamentiamo per il troppo caldo. Stiamo parlando della stagione estiva. Se pensiamo a questa parola, l’associazione naturale che facciamo con ombrellone, mare, montagna, relax e vacanza è immediato. Quanto conosciamo l’etimologia di questa parola?
L’origine di tale termine affonda le sue radici in un tempo lontano e, in un’epoca storica, in cui tutte le lingue esistenti ancora non erano nemmeno lontanamente sviluppate come al giorno d’oggi.
I popoli antichi, all’inizio, fruivano della radice linguistica, nel sanscrito, “idh” o “aidh”. In entrambi i casi, con questa espressione, ci si riferiva alle parole “ardere”, “infiammare” ed “accendere”.
Quest’ultimo vocabolo tradotto in italiano lo ritroviamo, proprio come specifica accezione, nella lingua greca con la medesima radice etimologica, ma, ovviamente, mutata nel corso
del tempo, ossia “aitho”. Nella lingua latina, invece, la lente d’ingrandimento si sofferma sul sostantivo maschile “aestus”, ma oltre a questo, è bene richiamare, anche, “aestas” che invece è un sostantivo femminile.
Precisamente il sostantivo maschile, tradotto in italiano significa “calore”, mentre il sostantivo femminile “calore bruciante”.
Perché ho fatto questa divagazione sull’etimologia della parola?
Perché voglio farvi soffermare sul significato che in italiano questa parola può prendere.
Nella parola estate troviamo l’infiammazione e il calore bruciante.
Due sintomatologie che si possono percepire molto bene nel corpo, soprattutto se già dall’inverno non lo abbiamo nutrito correttamente, abbiamo avuto periodi stressanti oppure non abbiamo avuto alcuna valvola di sfogo fisica, o se abbiamo delle patologie croniche in essere.
L’eccesso di calore è pericoloso per tutti i pazienti con una patologia che altera i sistemi di termoregolazione o che aumenta molto la fragilità complessiva dell’organismo.
Chi è obeso o eccessivamente magro, per esempio, non riesce ad adattarsi bene alle temperature elevate; chi ha una bronco pneumopatia cronica ostruttiva grave può essere molto più suscettibile al caldo eccessivo. Sono ad alto rischio poi le persone con malattie cardiovascolari: cuore e vasi sono messi a dura prova dal caldo e chi ha già avuto infarti o ictus, soffre di aritmie o scompenso cardiaco o ha fattori di rischio come il colesterolo alto può fare più fatica a tollerare le temperature elevate.
Gli ipertesi e i cardiopatici, soprattutto se anziani, sono più sensibili agli effetti negativi del caldo e per esempio possono avere bruschi cali di pressione, specialmente passando dalla posizione sdraiata a quella eretta, la cosiddetta «ipotensione ortostatica».
È a maggior rischio anche chi soffre di diabete, Alzheimer, Parkinson o altre patologie neurologiche che alterano la risposta cerebrale alla disidratazione, perché può avere difficoltà a percepire
il senso di sete e quindi può andare più spesso incontro a disidratazione.
L’insufficienza renale grave aumenta i pericoli, perché espone a sbalzi di pressione maggiori: è importante controllare spesso la pressione e il peso, informando il medico in caso di dimagrimento
eccessivo o cali pressori consistenti.
Le patologie psichiatriche sono altrettanto pericolose, perché il paziente può avere un minor grado di consapevolezza del rischio e quindi assumere comportamenti inadeguati; inoltre, spesso i malati psichiatrici usano abitualmente farmaci che possono aggravare gli effetti del caldo.
La principale conseguenza del gran caldo sull’apparato cardiovascolare è proprio la riduzione della pressione, che scende perché i vasi sanguigni si dilatano per dissipare meglio il calore e ridurre la temperatura interna; ciò aumenta il pericolo di sincope, soprattutto in chi è più fragile, chi si cura con farmaci antipertensivi o chi, in condizioni normali, ha la pressione bassa.
Il rischio di sincope in caso di disidratazione è elevato soprattutto durante il passaggio dalla posizione sdraiata a quella in piedi: se bisogna alzarsi dal letto, specie nelle ore notturne, è necessario non farlo mai rapidamente, ma fermandosi in posizioni intermedie (per esempio seduti al bordo del letto per alcuni minuti) prima di alzarsi in piedi.
Chi ha la pressione alta ed è in cura con gli antipertensivi deve rivalutare la situazione col medico, perché potrebbe essere necessario aggiustare un po’ la cura riducendo il carico di farmaci o cambiandone dosaggio e/o tipologia, visto che il caldo ne potenzia l’azione; chi invece ha la pressione bassa deve fare ancora più attenzione, perché un ulteriore calo potrebbe portare a una
sincope. In estate, inoltre, è opportuno controllare la pressione arteriosa più spesso del solito proprio per verificare che non stia scendendo troppo.
Le persone con diabete hanno un maggior rischio di eventi cardiovascolari connessi al caldo estivo e in generale in estate sono da considerarsi soggetti fragili: la glicemia alta, per esempio, aumenta la perdita di liquidi con le urine e favorisce la disidratazione, così come alcuni farmaci antidiabetici, per cui in questi pazienti bere in abbondanza e anche se non si ha troppa sete è fondamentale.
La disidratazione maggiore dovuta al caldo e al gran sudare comporta una maggior concentrazione delle urine (che assumono un colorito più scuro) e quindi a un aumento della probabilità che i sali presenti precipitino nelle urine stesse, formando calcoli e dando luogo a dolorose coliche.
Con il caldo il corpo perde liquidi e l’organo più fragile di fronte alla disidratazione è il cervello, che non funziona più al massimo delle sue possibilità e quindi per esempio può avere problemi
di concentrazione, memoria, capacità di controllo. L’efficienza cognitiva cala perché l’organismo impegna gran parte delle sue energie a mantenere costante la temperatura interna: il cervello
perciò non si «surriscalda», ma rallenta perché ha meno risorse a disposizione ed è quindi meno lucido e meno capace di analizzare i problemi e trovare soluzioni, inoltre diventa più irritabile.
Sicuramente l’esposizione solare produce dei vantaggi a livello osseo, perché consente la sintesi cutanea della vitamina D3 ed attiva i processi necessari all’assorbimento del calcio. Basti pensare che una piena esposizione del corpo ai raggi UV, che provoca un leggero colore rosa della pelle è equivalente ad un’assunzione orale di vitamina D3 tra i 250 e i 625 microgrammi.
Perché si verifichi il migliore assorbimento della radiazione solare, in primavera ed estate nel nostro Paese, sono sufficienti circa 15 minuti, nella finestra temporale tra le ore 10 e le 15; ovviamente queste sono indicazioni di massima: l’attivazione della vitamina D può essere influenzata da fattori come l’età, la quantità di cute esposta, il proprio fototipo, l’uso di creme solari.
Parlando però di malati reumatici devo specificare che: chi soffre di artrosi, il caldo, soprattutto se secco, può attenuare almeno parzialmente il dolore e il fastidio articolare.
Nel caso delle artriti, invece, il caldo intenso e l’esposizione diretta al sole, specie nelle ore centrali della giornata, possono riacutizzare un quadro articolare infiammatorio e il dolore che ne consegue, mentre la psoriasi cutanea migliora con l’esposizione al sole.
Sicuramente, invece, si sconsiglia l’esposizione ai raggi solari a coloro che soffrono di reumatismi autoimmuni come il Lupus (LES): i raggi ultravioletti sono, infatti, uno dei maggiori fattori
di rischio per la riacutizzazione. In questo caso è opportuno non solo evitare l’esposizione diretta, ma difendersi anche il più possibile con cappelli e creme protettive che blocchino i raggi
ultravioletti.
Come possiamo difenderci dal caldo eccessivo e stare meglio? La “dieta estiva” può influire? Le alte temperature tipiche della stagione estiva agevolano l’adozione di comportamenti alimentari corretti, basati sulla maggiore assunzione di frutta e verdura fresche, di cereali e pesce a discapito di intingoli, fritti e carni rosse.
Questo comportamento influisce positivamente non soltanto sulla linea, ma può in qualche modo agire in maniera benefica sulle articolazioni.
La tipica dieta mediterranea è senz’altro la più rispettosa delle necessità nutrizionali dell’organismo e aiuta quindi il mantenimento di un buono stato di salute generale con tutti i risvolti
positivi che questo può avere. Ma c’è di più: la frutta e la verdura di stagione, il pesce azzurro, i cereali integrali e alcuni “super cibi” come le bacche di goji e bevande come il the verde, possiedono un alto potere antiossidante e sono in grado di rallentare i processi infiammatori in tutto l’organismo e dunque anche nelle articolazioni diminuendo di conseguenza il dolore.
A questo proposito occorre fare attenzione ad alcuni “falsi amici”: gli ortaggi che appartengono alla famiglia delle solanacee come pomodori, melanzane e patate contengono solanina, una sostanza dal potere infiammatorio che agisce prelevando il calcio nelle ossa e depositandolo nelle articolazioni, e dunque andrebbero consumati con parsimonia.
Per quanto riguarda l’attività fisica, è consigliabile in estate rispettare alcune regole. Il nostro corpo, se in salute si adatta bene alle temperature esterne, ma occorre alleggerire l’allenamento se la temperatura esterna supera i 28 gradi.
Idratarsi correttamente e scegliere orari in cui la temperatura e l’umidità si abbassano leggermente, rendendo il caldo molto più tollerabile è sicuramente migliore, così come allenarsi in cui sono presenti aree d’ombra.
Fondamentale è imparare ad ascoltare il proprio corpo: se inizi a sentire mal di testa, nausea o sensazione di mancamento, forse è il momento di rallentare leggermente. Non necessariamente mollare!
Scrittrice: Gloria Curati

