Inverno: conoscere se stessi attraverso il cibo.

Inverno: conoscere se stessi attraverso il cibo.

L’inverno è la stagione del massimo yin, dove il freddo raggiunge le temperature più basse e l’energia ci porta al massimo della nostra interiorità. L’inverno è anche la chiusura di un ciclo, una fase di rigenerazione che permetterà al nuovo ciclo di risbocciare con colore e creatività in Primavera.

Il cibo ha un’importantissima funzione yin, quella del nutrimento, ma c’è un altro aspetto ancora più interessante e misterioso che riguarda la capacità del cibo, analoga al movimento dell’inverno, di raggiungere la nostra profondità.

La cultura alimentare è molto vasta e conoscerla richiede ricerca, tempo, impegno e applicazione, ma ancora più complessa è la vera conoscenza di noi stessi. Questi due percorsi sono paralleli e complementari, infatti ci sono più livelli di nutrimento, grazie ai quali possiamo attivare diversi stadi della nostra evoluzione e il cibo è un mezzo indispensabile per conoscere noi stessi, elaborare emozioni ed evolverci.

Il cambiamento delle abitudini alimentari è frequente nella vita delle persone più di quanto esse ne siano consapevoli; a volte decidiamo di cambiare, ma molto spesso avviene naturalmente come conseguenza degli eventi quotidiani, ad esempio è sufficiente cambiare supermercato per trovare nuovi prodotti, iscriversi in palestra ed essere influenzati da nuovi stimoli e motivazioni, cambiare lavoro e doversi adattare a nuove modalità, iniziare una nuova relazione sentimentale e voler condividere le proprie preferenze, leggere un libro che stimola la curiosità di provare uno stile di vita diverso, etc….

In tutti i casi il processo è similare, ma se il cambiamento è volontario, intrapreso con consapevolezza e orientato alla ricerca del benessere, potrà rivelarsi un vero e proprio viaggio verso di sé, che può arrivare a cambiare completamente la persona e la sua vita, rendendola migliore.

La prima fase si svolge su un piano più fisico e mentale, il cibo è considerato nella sua funzione di materia e si è attenti a scegliere gli alimenti che pensiamo essere migliori, a volte a mangiare le “giuste quantità”, e tutto inizia con una prima selezione di alimenti e/o un nuovo modo di prepararli e combinarli, inducendo il corpo a doversi riorganizzare con nutrienti ed energie diverse.

È la fase di sperimentazione in cui lo sforzo adattativo è maggiore e il corpo dà i segnali più evidenti di cambiamento che si presentano come modifica della forma fisica, rilasci di tossine e possibili malesseri di assestamento.

Ed è qui che si innesca il primo importante “risveglio”: si iniziano a sentire nuove percezioni fisiche, si scoprono muscoli mai considerati, la concezione dei sapori viene rivoluzionata, ma soprattutto inizia la riscoperta di alcune parti di sé e si acquisisce un nuovo modo di vedere le cose, riordinando le proprie le priorità, reagendo diversamente agli eventi e interagendo nelle relazioni con altre modalità.

La seconda è una fase più istintiva perché da una parte riemergono i desideri degli alimenti che si erano eliminati, dall’altra, avendo ormai preso dimestichezza con la nuova “dieta”, emergono preferenze all’interno delle nuove abitudini. È una fase di approfondimento del cambiamento e di rielaborazione.

Il cibo viene assunto per il suo valore energetico in quanto se ne percepiscono gli effetti e si è maggiormente attenti alla qualità.

Da questo momento c’è un passato che precede il cambiamento che include molte cose che lentamente saranno lasciate andare o trasformate e ci sono molte novità da integrare e sviluppare.

Si acquisisce sicurezza di sé e autostima, si gettano le basi della propria vera identità in cui si sperimenta la capacità di discernere e di scegliere con consapevolezza e autonomia.

La terza fase è quella spirituale: il cibo non è più solo materia e va oltre gli aspetti energetici.

Durante questo percorso ci si è liberati di molti condizionamenti e ci si sente sempre più connessi, quindi si è in grado di sentire spontaneamente le vibrazioni e le frequenze del cibo e si ricercano quelle con cui si risuona e in linea con i propri valori morali ed etici, in una direzione di sempre maggiore consapevolezza. Questa è la massima libertà a tavola, in cui spariscono sensi di colpa, restrizioni inutili e scelte idealistiche.

Questa nutrizione vibrazionale permette di connettersi completamente a sé stessi e trovare la vera direzione per realizzarsi materialmente e spiritualmente, allineando ogni azione al proprio compito di vita.

L’esperienza di realizzazione del Sé attraverso il cibo è un viaggio unico e meraviglioso, è una chiamata che arriva improvvisamente quando la persona è pronta. Non c’è un tempo stabilito per il suo avanzamento e non ha fine come non ha fine la nostra evoluzione, ma aiuta a far sì che la direzione della nostra vita sia sempre più chiara, definita e allineata.

La cosa migliore è intraprendere il cambiamento senza affrettare le tappe, ma al contrario scoprendo ogni giorno un nuovo passo verso sé stessi con la curiosità di quello che mano a mano si svelerà alla nostra coscienza e trovarsi nuovi e fioriti in una nuova splendida giornata di luce primaverile.


Scrittrice: Martina Ghezzi.

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