Le radici ca tieni

Le radici ca tieni

Ho scelto per questo articolo di primavera un titolo che riprende la canzone dei “sud sound system” di qualche anno fa (2003).

Le nostre origini, la storia della nostra famiglia, sono come le radici di un albero: sono fondamentali, ci sostengono e danno nutrimento alla nostra identità. Per questo è importante conoscerle e
tramandarle, insieme all’orgoglio di possederle.

Come sempre, infatti, la non conoscenza non cancella le cose, ma rende tutto più difficile, dando origine a vuoti che in mancanza di elementi oggettivi vengono riempiti di immaginazione, con
il rischio di proiettare fantasie, ansie e paure. Nel nostro corpo possiamo individuare i nostri piedi come le nostre radici: ci dovrebbero connettere con la terra, con la natura e saldamente portarci nel mondo.

Ma spesso ci dimentichiamo di avere dei piedi e li maltrattiamo, non li curiamo, non li rinforziamo, generando nel corpo uno squilibrio che può andare dalla semplice instabilità delle caviglie, a scompensi più alti a livello del bacino e di tutta la colonna.

Nei bambini è fondamentale prendersi cura di questa piccola parte del corpo. Lo sviluppo motorio del bambino comprende dei passaggi posturali che sono obbligati e funzionali per il rinforzo della struttura. Il bambino impara prima a sostenere la testa stando prono, poi pian piano imparerà a rotolare da supino a prono, permettendo il rinforzo della colonna vertebrale che lo fara stare seduto in posizione corretta; successivamente inizierà a spostare il baricentro in varie direzioni fino a capire che può stare in quadrupedia e che da questa posizione potrà spostarsi agevolmente con il gattonamento, che è funzionale al rinforzo degli arti inferiori e per il rinforzo del bacino.

Successivamente proverà in autonomia ad alzarsi in piedi aggrappandosi alle cose, in una serie infinita di prove di squat, che saranno funzionali a sorreggersi, a stabilizzarsi, a rendere il suo  sistema di controllo dell’equilibrio più stabile, permettendo così al piede di inviare al cervello le informazioni corrette sulla posizione del corpo nello spazio e permettendo al sistema di staccarsi
completamente dai sostegni e finalmente camminare in modo autonomo e senza aiuti e, soprattutto, senza cadere.

Spesso capita che i bambini saltino il passaggio del gattonamento, risultando poco coordinati e altamente instabili una volta raggiunta la posizione eretta, il cammino e la corsa.

Questa instabilità delle nostre radici comporta una crescita anomala della piccola piantina che è il nostro bambino, con possibili conseguenze di comparsa di dismorfismi del piede, come ad esempio il piede piatto, ma anche problemi alle ginocchia e salendo, durante la crescita, anche alla colonna vertebrale, con possibili alterazioni scoliotiche. Ma ci sono anche adulti
che hanno fatto tutti questi passaggi che ad un certo punto, per sedentarietà, per utilizzo di scarpe con suole sempre più spesse, dure e piatte, o per utilizzo di tacchi eccessivi, perdono la propriocettività del piede, come se il loro piede ad un certo punto perdesse la capacità di inviare le informazioni corrette al cervello e alla prima asperità del terreno…il piede si storce e ci prendiamo una bella distorsione.

La distorsione dovrebbe metterci in allerta che il nostro sistema di radici è debole e dovremmo SEMPRE provvedere a riabilitarle e rinforzarle e far riprendere loro quel contatto che normalmente dovrebbe avere con il nostro sistema nervoso centrale.

Un altro problema dell’instabilità delle caviglie può comportare delle alterazioni posturali che, se non trattate, possono comportare la comparsa di talloniti, molto fastidiose, alluce valgo, fasciti plantari e comparsa di speroni calcaneari. Se abbiamo gambe e piedi deboli e aumentiamo eccessivamente di peso, il nostro sistema può andare in crisi.

Se abbiamo gambe deboli, siamo magri, ma facciamo un lavoro in cui siamo spesso in posizione eretta e magari con scarpe antinfortunistiche, possiamo avere disturbi fastidiosi ai piedi.

Quindi, quale può essere una soluzione? Innanzitutto, massaggiare i nostri piedi alla sera, per rendere le molteplici articolazioni che vi sono all’interno più morbide e in grado di adattarsi al terreno. Camminare a piedi scalzi con un cammino consapevole cioè, essendo coscienti di come si sta muovendo il nostro piede a terra.

Nel ciclo del passo, il contatto con il terreno deve avvenire prima con il tallone, poi il piede va in appoggio sull’arco esterno, ovvero la parte che dal tallone va al quinto metatarso ed infine termina sul primo metatarso e sull’alluce. Un’altra cosa che si può fare a piedi nudi è cercare di stare in equilibrio prima su una gamba e poi sull’altra, mantenendo la posizione per alcuni secondi. Se già avete bisogno di un sostegno per fare questa semplice cosa, significa che non avete riposto molta attenzione negli ultimi anni a questa parte del vostro corpo.

Quindi… fate qualche prova e poi.. fatemi sapere!


Scrittrice: Gloria Curati.

Ti è piaciuto il post? Condividi!