Voglio bere l’acqua dell’acquedotto. So che esistono impianti per purificarla e ottimizzarla, ma non sono pratico. Come fare a scegliere?
Il tema della purificazione e ottimizzazione dell’acqua non è banale, e soprattutto necessita di una premessa importante: i cosiddetti “addolcitori” non sono apparecchi idonei allo scopo.
Tengo a precisarlo perché spesso sento dire: “ho già il purificatore dell’acqua, quello col bidone pieno di sale e un barilotto con le resine”.
Ebbene, questo apparecchio, che si chiama “addolcitore”, permette di ridurre la durezza dell’acqua, sostituendo il calcio col sodio, con un procedimento di scambio ionico. E nient’altro!
Siccome calcio e sodio sono minerali e non inquinanti, è palese concludere che gli addolcitori non sono impianti di purificazione dell’acqua.
Detto questo, se voglio purificare e ottimizzare l’acqua potabile domestica, quali opzioni ho?
Le tecnologie più impiegate sono due, entrambe eventualmente precedute da pre-filtri per rimuovere le particelle più grandi, come sedimenti e sabbia:
1. Filtro a Osmosi Inversa, con eventuale correzione del pH (a monte o a valle dell’impianto).
2. Filtro a Carboni Attivi, con eventuale ionizzazione dell’acqua a valle dell’impianto.
Vediamo nel dettaglio le principali caratteristiche di ciascuna tecnologia, e conseguentemente le differenze fra i due metodi.
Il filtro a osmosi inversa Impiega una membrana semipermeabile che permette il passaggio delle molecole d’acqua, trattenendo le impurità. L’acqua viene forzata attraverso questa membrana mediante pressione, separando così le sostanze indesiderate e fornendo acqua pura.
È una tecnologia efficace per rimuovere una grande quantità di inquinanti che possono essere presenti nell’acqua potabile domestica, compresi metalli pesanti, VOC’S, erbicidi, pesticidi, fungicidi, ormoni, e molto altro.
Tuttavia, la membrana osmotica “filtra” anche i sali minerali alcalini presenti nell’acqua, come calcio, magnesio, potassio, sodio, che vengono eliminati completamente.
Ne segue che l’acqua purificata tramite osmosi inversa è completamente priva di sali, come l’acqua distillata. Inoltre il pH dell’acqua si acidifica, proprio per l’assenza di minerali alcalini. Il pH tipico dell’acqua filtrata con osmosi è 5,5-6.
Considerando che la norma per l’acqua potabile domestica prevede un pH compreso tra 6,5 e 9,5, un filtro a osmosi produce acqua con pH fuori norma, più basso rispetto al minimo tollerato. Per questo, da qualche anno sono inclusi negli impianti a osmosi inversa dei trattamenti correttivi sul pH.
Possono essere di due tipi:
a) Bypass pre-filtrazione (a monte dell’impianto): in questo caso, prima della membrana osmotica, è inserita una valvola bypass regolabile, che permette di escludere una parte dell’acqua dalla successiva filtrazione. Quest’acqua non filtrata, e quindi ancora ricca dei sali originari (ma anche di potenziali inquinanti!!!) unendosi a quella filtrata bilancia il pH riportandolo nei limiti di legge.
b) Cartuccia remineralizzante (a valle dell’impianto): a filtrazione avvenuta, l’acqua transita in una cartuccia contenenti minerali , riacquistando così, almeno in parte, i minerali alcalini, e rientrando nella normativa del pH.
Il filtro a carboni attivi Utilizza una combinazione granulometrica di materiali ad alta porosità (i carboni attivi, appunto) per filtrare l’acqua attraverso il cosiddetto adsorbimento.
Affinché la filtrazione abbia la massima efficacia sia sui metalli pesanti, che sono particelle “grosse”, sia su altri inquinanti più fini, è opportuno che il processo avvenga in 2 stadi separati e specifici, così come accade nella tecnologia ECAIA che conoscete.
Essa si avvale di un primo stadio, dotato di un filtro dedicato a intercettare i metalli pesanti, attraverso uno speciale attivatore che li modifica affinchè siano attratti ancora più efficacemente dal
carbone attivo.
Il secondo stadio dispone di un filtro dedicato all’abbattimento degli inquinanti residui molto fini, come cloro, VOC’S, erbicidi, pesticidi, fungicidi, ormoni, residui di farmaci e molto altro ancora.
Una membrana a fibra cava con una dimensione dei pori di 0,1 micron all’uscita del filtro garantisce ulteriore protezione contro germi e batteri.
Questa tecnologia, rispetto ai filtri ad osmosi, mantiene nell’acqua una sufficiente percentuale di sali minerali alcalini.
Pertanto, non si rende necessaria una postre mineralizzazione per regolare il pH.
È opinione dello scrivente che, a garanzia di una filtrazione efficace, il produttore di un impianto di depurazione dovrebbe rendere disponibili in modo chiaro e completo le analisi chimiche dell’acqua prima/ dopo, effettuate da laboratori indipendenti accreditati, per mostrare l’effettivo abbattimento dei metalli pesanti e degli altri inquinanti.
Questo, a prescindere dal metodo impiegato, è un valore aggiunto importante per il potenziale acquirente, che può “toccare con mano” l’effettiva efficacia della filtrazione, suddivisa per categoria di inquinanti.
Fra questi, è importante che siano inclusi alcune sostanze specifiche come PCB, PFAS, pesticidi.
Un buon impianto di filtrazione è in grado di abbattere pressoché totalmente anche questi ultimi.
Torniamo per un attimo alla correzione del pH che si rende necessaria negli impianti a osmosi inversa.
Il primo metodo, quello della valvola bypass a monte dell’impianto, è piuttosto “paradossale”, perché una porzione di acqua non viene filtrata.
Il secondo metodo correttivo del pH, con cartuccia remineralizzante, è senz’altro migliore perché agisce sull’acqua già depurata, anche se, purtroppo, non assicura la standardizzazione del risultato.
In altri termini, sintetizzando il più possibile, l’acqua spillata per prima, all’avvio dell’impianto, è satura di minerali, per via dell’acqua stagnante nella cartuccia. Successivamente, la velocità del flusso dell’acqua è tale da non permettere una mineralizzazione sufficiente e costante. Credo che quanto sopra possa inquadrare le differenze principali fra i due metodi. Nel secondo, non sempre alla filtrazione con carboni attivi è fatta seguire la ionizzazione.
Nella tecnologia ECAIA sì, attraverso un processo di elettrolisi. E sapete bene che, attraverso la ionizzazione, l’acqua diventa più alcalina, fortemente ossidante e molto più idratante. Inoltre acquisisce la forma esagonale dei cristalli, ottimale dal punto di vista quantistico energetico.
Questo è il vero plus di un’acqua non solo pura, ma anche salutare!!!
Scrittore: Paolo Salvioli.

