Respirare, rilassare, rifiorire

Respirare, rilassare, rifiorire

“Respirare”: un verbo semplice che ci fa pensare al fatto che siamo vivi. Tutto comincia dal latino “spirare”, che da sé significa “soffiare, esalare”. I linguisti sono concordi nel vedervi una base onomatopeica di cui possiamo apprezzare la particolare ricchezza e la forza delle suggestioni che stimola. La parola non contiene solo quel sibilo e quella vibrazione aperta che immaginiamo nel soffio e nell’alito, ma anche una componente esplosiva nell’occlusiva p, che adombra la forza di un diaframma. Diventa infatti anche un pulsare, un ribollire. Il respirare emerge quindi come un “risoffiare”: introducendo il prefisso re dà compiutezza alla vitale ripetizione del respiro.

La nostra respirazione dovrebbe essere profonda, legata all’utilizzo completo del muscolo diaframma. Spesso invece ci troviamo a sfruttarlo solo in parte, prediligendo una respirazione più alta, più superficiale, sfruttando i muscoli accessori della respirazione e regalandoci meravigliosi fastidi alle spalle (trapezi) e al collo, oltre che diminuire gli introiti di ossigeno, che potrebbero essere anche maggiori se noi sfruttassimo il nostro diaframma. Grazie alla respirazione diaframmatica otteniamo diversi vantaggi, tra cui scaricare la tensione dal collo e dalle spalle, assumere una postura più corretta, migliorare il nostro tono di voce, rendendolo più nitido durante l’eloquio, perfezionare la funzionalità del nostro stomaco e del nostro intestino. Una cosa che forse non tutti sanno è che la respirazione è una funzione così importante per il nostro corpo che agendo su di essa possiamo riuscire a regolare il nostro stato emotivo e aumentare la velocità di recupero dallo stress.
Questo è possibile perché, sebbene per la maggior parte del giorno e della notte respiriamo senza rendercene conto, se vogliamo possiamo scegliere di regolare consapevolmente il nostro respiro modificandone il ritmo, l’ampiezza e la durata. Così facendo passiamo da un’azione involontaria a una respirazione consapevole. Osservando il modo in cui respiriamo possiamo capire molto del nostro stato fisico ed emotivo.
Se dopo una corsa siamo molto affannati forse non siamo troppo allenati e quindi dobbiamo migliorare lo stato dei nostri allenamenti, oppure se al mattino ci svegliamo con un respiro già molto superficiale e non siamo ben rilassati forse qualcosa nel nostro stato d’animo non va. Infatti il modo in cui respiriamo è molto legato al nostro stato psicologico ed emozionale: una persona che si trova in una situazione di stress molto intenso o di ansia tende ad avere una respirazione superficiale, parlare in modo affannato, avere respiri molto brevi, inspirare pochissimo rispetto a quanto espirano, o viceversa. Tutto questo dà a noi stessi, ma anche al professionista attento, un’importante chiave di lettura del soggetto che ha davanti. Non è un caso che spesso le persone che soffrono di ansia e stress abbiano il diaframma molto duro, associato ad una rigida gabbia toracica, che spesso comporta dorsalgie, problemi di stomaco, ma anche dolori alla cervicale e mal di testa.

Se è vero che osservando come una persona respira possiamo conoscere il suo stato fisico ed emozionale, allora è possibile anche il contrario, cioè condizionare il nostro stato fisico ed emozionale imparando a respirare in modo corretto. Tutte le tecniche di rilassamento iniziano prestando attenzione alla respirazione. Lo yoga, ad esempio, unisce movimento e respirazione in un connubio di grande efficacia: molti dei trattamenti che svolgo in studio partono dalla “liberazione” del diaframma da rigidità antiche, che spesso portano già con pochi trattamenti a forti miglioramenti della sintomatologia e della forma fisica. Imparando a modificare il nostro respiro possiamo cambiare il nostro stato emotivo e diminuire (o anche eliminare) il nostro livello di stress e tensione. Come si respira con il diaframma? Se non ti ricordi come fare la respirazione diaframmatica, il miglior modo per riprenderla è sfruttare la posizione supina. Io tendenzialmente metto una mano all’altezza dell’ombelico e l’altra appoggiata appena sopra al pube e, con semplicità, respiro, facendo in modo che l’aria possa far muovere il nostro addome situato sotto le nostre mani. In tanti spingono la pancia attivamente verso il soffitto perché hanno un respiro talmente breve che l’aria nemmeno oltrepassa la linea inferiore dello sterno! Se state spingendo la vostra pancia verso l’alto fermatevi immediatamente e, senza pensare troppo, fate entrare lentamente e profondamente l’aria dal vostro naso; espirate poi, senza sfruttare gli addominali per spingere fuori quella che avete inalato. Una cosa importante è cercare di avere un tempo inspiratorio pari a quello espiratorio (potete per esempio inspirare contando mentalmente fino a 5 ed espirare per altrettanti secondi), rendendo il respiro fluido, senza apnee tra un atto e l’altro. Quando avrai preso confidenza si potrà iniziare a respirare con il diaframma anche da seduto o in posizione eretta, in modo da poterla sfruttare in ogni momento della giornata, magari dopo aver litigato con un collega o prima di un esame, per mantenere la calma e soprattutto non perdere la concentrazione.


Scrittrice: Gloria curati.

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